I ragazzi e lo studio


I RAGAZZI E LO STUDIO

“Mio figlio non studia” “Suo figlio è intelligente ma non si applica” “Basterebbe un po’ di impegno per avere dei risultati migliori” queste sono alcune delle frasi che spesso si sentono tra genitori e insegnanti implicati nel mondo della scuola. Ma cosa nascondono questi ragazzi che non vogliono studiare e che non presentano disturbi dell’apprendimento?

Dalla mia esperienza nel supporto allo studio di ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori il cui problema non è collegato a una difficoltà nell’apprendimento ma a una scarsa motivazione allo studio, sono giunta alla conclusione che la strada giusta per ottenere un miglioramento è da ricercare nella comprensione delle cause di questa assenza di motivazione: difficoltà relazionali, incapacità di esprimere ciò che si vuole spesso sostituito da ciò che vogliono i genitori, bisogno di attenzioni e paura di non essere all’altezza possono essere alcune ragioni.
 
Come intervenire? Una possibilità è agire sulla dimensione di senso (Antonovsky, 1979, 1987), aiutando il ragazzo a trovare un senso allo studio, attraverso una riflessione sulla propria vita scolastica e non, e una ricerca di significati al fine di imparare a conoscersi meglio e a esprimere il mondo che hanno dentro, andando oltre il “non so” “niente” tipico delle loro risposte alle domande “perché non studi?” “cosa vuoi fare?”.
 
Lo studente non è isolato, ma vive in un contesto sociale e in alcuni casi si necessita di un intervento anche sul sistema scuola-famiglia. Infatti la motivazione e il funzionamento ottimale dell’individuo, proattivo e orientato alla crescita, dipende dalla sua interazione con l’ambiente sociale, che può essere supportivo o ostacolante. L’uomo è caratterizzato da tre bisogni fondamentali (competenza, relazioni, autonomia) che se non vengono soddisfatti portano al malessere (Ryan & Deci, 2000). Nel contesto scolastico-familiare l’obiettivo potrebbe essere la valorizzazione dell’autonomia, agire in accordo con il sé, al fine di promuovere il mantenimento della motivazione intrinseca e il processo di internalizzazione della motivazione estrinseca. 
 
Dietro a un ragazzo che non vuole studiare, o uno che studia troppo, ci sono delle motivazioni più grandi e bisogna intervenire su quelle per ottenere dei miglioramenti.
 
Dott.ssa Annalisa De Filippo
Psicologa Sesto San Giovanni (Milano)