Posta del Benessere


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CORPO, CIBO E ANIMA 


Gent.le dott.ssa,

da un mese sto andando da un nutrizionista per dimagrire ma senza risultato. Il mio problema è sempre lo stesso: il cervello! Non mangio per fame ma per compensare qualcos'altro: noia, stanchezza, depressione, rabbia, delusione... Mi capita di abbuffarmi inghiottendo una quantità di cibo indescrivibile, senza fermarmi e senza riuscire a smettere. Qualsiasi cosa accada, questo aspetto di me non cambia, credo sia il mio modo di affrontare la vita. Vorrei avere un rapporto normale con il cibo e un peso decente... è possibile???


Carissima,

il cibo può essere un mezzo attraverso cui manifestare il proprio stato d'animo; purtroppo in alcuni casi può sfociare in problematiche alimentari: la manifestazione di un profondo disagio interiore che, attraverso il corpo e il cibo, comunicano un grande bisogno di amore. La sua consapevolezza “non mangio per fame ma per compensare qualcos'altro” “credo sia il mio modo di affrontare la vita” riflette la sua capacità di introspezione e riflessione, una risorsa su cui è possibile lavorare al fine di riappropriarsi della propria vita. Un altro elemento positivo è la dimensione desiderante “vorrei”: può racchiudere componenti motivazionali di cambiamento che è possibile sprigionare al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati. Attraverso un percorso psicologico - da affiancare all'intervento nutrizionale - non focalizzato semplicemente sul sintomo alimentare ma sulle molteplici variabili coinvolte, considerando la propria unicità e le proprie potenzialità, è possibile raggiungere uno stato di benessere. Cari auguri.

Dott.ssa Annalisa De Filippo 
Psicologa Milano: Sesto San Giovanni (Milano)

 

VERSO L'AUTONOMIA

 

Gent.le dott.ssa,

sono un ragazzo di 22 anni e fino a un anno fa i miei genitori hanno voluto decidere per me, dandomi un'educazione troppo rigida. Hanno capito che esageravano, cosi hanno deciso di lasciarmi vivere, solo che ora non riesco più a prendere una decisione in maniera autonoma: prima avevo tutti successi (con i miei genitori) ora invece ho tutti fallimenti perchè non so combattere gli ostacoli. La mia autostima è alle fosse, non so più cosa voglio dalla vita e sono insicuro. Voglio uscirne...

 

Carissimo,

essere consapevoli delle proprie difficoltà è un primo passo importante. Come lei accenna, il passaggio all' "autonomia" è stato forse brusco e si è ritrovato in uno stato di disorientamento ("non so più cosa voglio e sono insicuro") passando da successi a fallimenti con ripercussioni sulla sua autostima. Come uscirne? L'obiettivo principale è la riscoperta delle sue potenzialità e risorse, dando un obiettivo significativo alla sua vita in accordo con le sue affinità e capacità. Potrebbe iniziare leggendo un libro sull'autostima al fine di trovare spunti di riflessione per conoscersi meglio, scoprire i suoi punti di forza e realizzare la sua identità. I migliori auguri.


Dott.ssa Annalisa De Filippo
Psicologa Milano: Sesto San Giovanni (Milano)

 

MOTIVAZIONE ALLO STUDIO

 

Gent.le dott.ssa,

mi trovo immedesimata pienamente in quello che lei scrive nell'articolo sui ragazzi e lo studio in quanto ho un figlio in prima media che pur avendo le potenzialità non le sfrutta e mi induce a doverlo seguire per studiare con pochi risultati e molte arrabbiature da parte mia. Ora mi chiedo o meglio chiedo a lei quali sono gli strumenti o a chi mi devo far aiutare per capire se è poca motivazione allo studio e perchè o se è solo pigrizia. Grazie!

 

Carissima,

bisogna analizzare la situazione per comprendere la motivazione o non motivazione - a cui segue pigrizia in quanto è assente la spinta a impegnarsi - di suo figlio. Come lei dice "mi induce a doverlo seguire per studiare". Come reagisce suo figlio a questa situazione? E' una strategia per ottenere la sua attenzione (se andasse bene non studierebbe con lui), è una sfida o altro? Alla scuola elementare com'era la situazione? Bisogna tener prensente che vi è il passaggio dalle elementari alle medie che comporta cambiamenti nel rapporto con i compagni, con le insegnanti e di conseguenza con lo studio... come ha vissuto questa situazione? Sarebbe utile favorire un'espressione delle emozioni di suo figlio al fine di dare un senso alla scuola e allo studio. Interiorizzare una propria regola (voglio studiare, perchè....) e non una regola esterna (devi studiare!). Oltre alle parole si potrebbe utilizzare qualche tecnica espressiva per favorire l'emergere del mondo interiore di suo figlio. Quindi lo strumento principale sarebbe il colloquio - affiancato da reattivi idonei - da effettuarsi in un setting adeguato con una figura professionale esterna (lei è la madre ed entrano in gioco altre variabili). Potrebbe rivolgersi alla psicologa della scuola che frequenta. Auguri.

Dott.ssa Annalisa De Filippo
Psicologa Milano: Sesto San Giovanni (Milano)

 

 

ADOLESCENTE IN CRISI
 

Gent.le dott.ssa,

sono nella fase dell'adolescenza. Mi sento sola ed esclusa da tutti, credo di non piacere agli altri e penso che loro mi giudichino… io ho questa paura in me stessa…non mi rendo conto se ho tanti amici intorno e non so se mi capiscono. Non riesco neanche a spiegare questa mia tristezza. Mi guardo intorno e vedo che tutti sono felici, io sono forse l'unica "scema" che ha così tanti problemi... sono bassa, molte volte mi vedo brutta, mi sento antipatica ma la cosa peggiore è che non credo in me stessa e quindi davanti agli altri mi scoraggio facilmente e poi alla fine se mi chiedono qualcosa balbetto (cosa che io normalmente non faccio mai) litigo con i miei genitori, vorrei qualcuno con cui sfogarmi. La scuola... uno schifo completo... all'inizio ero una tra le più brave ma ora... sono peggio di un asino. Non so come rimediare alle interrogazioni anche se studio 6 e sottolineo 6 ore, non parlo, sono una vera idiota. Come faccio a rimediare da questo inferno?

 

Carissima,

il non credere in te stessa, il vederti brutta e il sentirti antipatica possono ricondursi alla percezione di una bassa autostima che avrebbe bisogno di essere incrementata affinchè tu possa essere più serena non solo nel rapporto con te stessa ma anche nel rapporto con gli altri. Invece di pensare a cosa non ti piace di te, prova a pensare a cosa ti piace di te... e cerca di valorizzarlo! Questo mettersi in discussione, questa tristezza indefinita, i litigi con i genitori sono tipici dell'adolescenza e non devi sentirti "scema" per questo. E' una fase importante e difficile della tua vita, ci saranno momenti tristi ma anche felici che ti porteranno a costruire la tua identità, e non dimenticarti che hai il supporto delle persone che ti stanno accanto, anche se forse ora non te ne rendi conto. La scuola è un ambito in cui probabilmente stai manifestando il tuo malessere: all'inizio eri una delle più brave... poi cosa è successo? Prova a riflettere per comprendere quali cambiamenti sono avvenuti.  Studiare e voler andar bene, sono segni da valorizzare perchè implicano che hai buona volontà e hai le risorse per farcela. Potresti regalarti un libro sull'adolescenza da leggere, scegliendo quello che senti più vicino a te! Cari auguri.

Dott.ssa Annalisa De Filippo
Psicologa Milano: Sesto San Giovanni (Milano)

 

 

PERFEZIONISMO E SENSO DI INFELICITA'

 Gent.le dott.ssa,

sono sposata da cinque anni, abbiamo due bambini, ho un bel lavoro e una bella casa… ma non sono felice! Questa senso di infelicità mi porta a non essere la moglie e la mamma che vorrei, con ripercussioni nel rapporto con gli altri… Ho tutto quello che si potrebbe desiderare ma non basta a rendermi felice. Perché? Grazie.

 

Carissima,

dalle sue parole traspare un senso di frustrazione apparentemente senza motivo, o meglio, un motivo c’è ma non lo trova. Il suo malessere potrebbe derivare dal non avere più obiettivi nella vita: ha un marito, ha dei figli, ha un bel lavoro e ha una bella casa… bei traguardi raggiunti e di cui deve esser fiera! Ora dovrebbe trovare qualcos’altro a cui tendere, qualcosa che dia un senso alle sue giornate e che le permetta di esprimere al meglio l’energia e la vitalità che credo la contraddistinguano. Una volta trovata la nuova meta, metterà in moto le sue risorse per raggiungerla: questo le permetterà di ristabilire una condizione di benessere indispensabile per instaurare rapporti ottimali con gli altri. Infatti, secondo l’eudaimonismo, lo sviluppo è visto come un adattamento antiomeostatico caratterizzato da un aumento della complessità al fine di mettere in moto le caratteristiche del funzionamento normale. Il benessere corrisponde alla soddisfazione, porta dentro il piacere ma potrebbe non coincidere con esso, è qualcosa di più della semplice felicità, vista come la realizzazione della propria natura; alla base vi è l’idea di integrità, di identità, chi sono io, e quindi la realizzazione del proprio potenziale. Il non sentirsi la moglie e la mamma che vorrebbe, potrebbe celare un’eccessiva ricerca di perfezione che merita di essere rielaborata e ridimensionata. Potrebbe iniziare un percorso psicologico al fine di delineare la sua storia attuale e passata, condividere pensieri ed emozioni, ed essere supportata nella ricerca delle sue risorse e potenzialità.

Dott.ssa Annalisa De Filippo
Psicologa Milano: Sesto San Giovanni (Milano)


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